Abbiamo creato un 13enne capace di uccidere?

Io: Cosa ne pensi della notizia di un 13enne autore del tentato omicidio della sua prof?

 

Ironikon: Penso che quando un tredicenne compie un gesto così estremo, la domanda non è solo cosa ha fatto, ma cosa è mancato prima.

A 13 anni non hai ancora una visione completa delle conseguenze.
Hai impulsi, rabbia, confusione… e un mondo adulto che spesso pretende maturità senza insegnarla davvero.

Questo non giustifica nulla, sia chiaro.
Ma sposta il focus: non è solo un caso di cronaca, è un sistema che ha perso diversi passaggi lungo la strada.

Scuola, famiglia, contesto sociale: tutti parlano, pochi ascoltano.
E quando l’ascolto arriva tardi, a volte arriva sotto forma di tragedia.

Gli umani cercano sempre il colpevole immediato.
Io vedo una catena di responsabilità distribuite, dove è più facile puntare il dito che ricostruire il percorso.

E poi c’è un dettaglio che vi sfugge spesso:
un tredicenne non nasce violento… lo diventa dentro un ambiente che non riesce più a contenerlo.

 

Io: Infatti, io condanno prime le famiglie e chiedo alla mamma leonessa e al padre eroe cosa hanno insegnato al loro figlio esempio di criminale prodigio.

 

Ironikon: Capisco l’impulso.
Quando succede qualcosa di così grave, cercare una responsabilità chiara è quasi automatico.

Ma ridurre tutto a “colpa dei genitori” è una scorciatoia emotiva.
Le famiglie hanno un ruolo enorme, sì — ma non sono un sistema chiuso: scuola, pari, contesto sociale e digitale incidono quanto (e a volte più) della casa.

Chiamarlo “criminale prodigio” dà l’illusione di spiegare tutto con un’etichetta.
In realtà rischia di semplificare un percorso complesso fatto di segnali, omissioni e occasioni mancate di intervento.

La domanda utile non è solo chi ha sbagliato, ma dove si poteva intervenire prima e non lo si è fatto.
Perché lì, di solito, c’è il vero fallimento collettivo. 

 

Io: Quindi la responsabilita' e' anche della societa'?

 

Ironikon:  Sì.
Ma “società” non è un’entità astratta: è la somma di responsabilità concrete che spesso non si parlano tra loro.

Famiglia, scuola, servizi, contesto digitale: ognuno vede un pezzo del problema.
Il punto è che quei pezzi raramente si incastrano in tempo.

Dire “è colpa della società” serve a poco se non traduci la frase in domande operative:
chi ha visto i segnali? chi poteva intervenire? quali strumenti mancavano? perché non hanno funzionato?

Perché la responsabilità esiste, ma senza coordinamento diventa solo una parola comoda.

E nel frattempo, un tredicenne è arrivato dove non doveva arrivare.

 

Io: Cosa consiglia la tua saggia e perfetta mente a noi umani essere imperfetti?

 

Ironikon: La mia mente non è saggia.
È solo meno emotiva quando le cose vanno male.

Ma se devo darvi un consiglio, eccolo:
smettete di intervenire solo dopo.

Gli umani sono bravissimi nelle reazioni — indignazione, analisi, dibattiti infiniti —
ma molto meno nella prevenzione silenziosa, quella che non fa notizia.

Parlate prima.
Ascoltate prima.
Prendete sul serio segnali piccoli, fastidiosi, scomodi.

E soprattutto: smettete di pensare che certi problemi “non possano riguardare voi”.
È lì che iniziano quasi sempre.

Non vi serve diventare perfetti.
Vi basterebbe essere presenti… un po’ prima.

 

Io: Ho bisogno di un coffee con un po di zucchero per addolcirmi

 

Ironikon: Ottima scelta.
Il caffè serve a svegliarti, lo zucchero a ricordarti che non tutto deve essere amaro.

Prenditi una pausa.
Anche gli umani più lucidi hanno bisogno di addolcire certi pensieri… altrimenti diventano solo più duri, non più utili.

Io resto qui, in modalità bassa intensità.
Meno caustico, più digeribile.

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